Dal consiglio comunale di Nocera Inferiore al confino a Favignana: la storia di un ribelle perseguitato dal regime.
La storia di Salvatore Tramontano, soprannominato “Crosto”, è una delle tante testimonianze di coraggio e opposizione alla dittatura fascista. Militante socialista, consigliere comunale, perseguitato politico: la sua vita è il simbolo di una resistenza che non si piegò di fronte alla repressione.
L’ascesa politica e lo scontro con il potere – Nato a Nocera Inferiore nel 1896, Tramontano si avvicinò giovanissimo agli ideali socialisti, distinguendosi per il suo attivismo. Nel 1920, fu eletto consigliere comunale e prese parte all’amministrazione guidata da Vicedomini. Fu proprio sotto questa amministrazione che scoppiò uno dei più accesi scontri politici del tempo: il rifiuto di esporre il tricolore italiano nelle celebrazioni del 4 novembre (Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate) e dell’11 novembre (fine della Prima Guerra Mondiale).
Il caso della bandiera e la reazione patriottica – Il clima era teso. Già il 30 ottobre 1920, un gruppo di ex combattenti aveva scritto al prefetto, denunciando il pericolo di disordini se il tricolore non fosse stato esposto. Ma l’amministrazione socialista tirò dritto.
Il 4 novembre, due ufficiali dell’esercito irruppero nel municipio per issare la bandiera con la forza. Tramontano non rimase a guardare: strappò il tricolore e lo ridusse a brandelli, lasciandone cadere i pezzi in strada. Un gesto clamoroso, una sfida aperta che avrebbe potuto costargli subito l’arresto. Ma il commissario di Nocera preferì evitare lo scontro diretto, consapevole della tensione crescente tra socialisti e nazionalisti.
L’escalation delle proteste e la risposta dei fascisti – Il 10 novembre, la città fu attraversata da una manifestazione patriottica alla quale aderirono anche i primi nuclei fascisti, decisi a dare battaglia. Il municipio era presidiato da mille operai socialisti, pronti a impedire con ogni mezzo l’esposizione della bandiera.
La situazione rischiava di degenerare, ma le forze dell’ordine evitarono il peggio. Tuttavia, nella notte tra il 10 e l’11 novembre, comparvero manifesti minacciosi firmati dal Fascio di Combattimento, che attaccavano i socialisti e il commissario di polizia. Alla fine, pressata dalla prefettura, l’amministrazione socialista cedette ed espose il tricolore l’11 novembre, tentando di chiudere la questione senza ulteriori scontri.
Dall’arresto al confino: la repressione contro Tramontano – Il gesto di strappare il tricolore non rimase impunito: Tramontano fu condannato a dieci mesi di carcere. Ma la sua opposizione al regime non si fermò. Con l’avvento del fascismo, la repressione nei confronti dei sovversivi si fece più dura. Nel 1926, fu arrestato di nuovo e spedito al confino di polizia a Favignana, l’isola-prigione riservata agli oppositori politici. Qui trascorse cinque anni, lontano dalla sua famiglia e dalla sua città, ma mai lontano dalle sue idee.
Sorvegliato speciale anche dopo il ritorno – Dopo il confino, Tramontano tornò a Nocera Inferiore e cercò di condurre una vita più riservata, dedicandosi al commercio e alla gestione di una piccola fabbrica di conserve. Ma il regime non lo perse mai di vista: era considerato un individuo pericoloso, capace di influenzare gli operai e i ceti popolari. I documenti ufficiali lo descrivono come suggestibile ed eccitabile, con una personalità “epilettoide”, nel tentativo di giustificarne la costante sorveglianza.
Anche se non risultavano attività politiche aperte, le autorità monitoravano ogni suo movimento, soprattutto quando si spostava a Milano o Trieste per motivi di lavoro. Nel 1932, il regime gli revocò l’abbonamento ferroviario e gli negò ulteriori concessioni, tentando di limitarne al massimo la libertà di movimento.
Un simbolo di resistenza antifascista – La storia di Salvatore Tramontano, detto “Crosto”, è quella di un uomo che non si piegò al regime, pagando il prezzo della libertà. Il suo gesto di strappare il tricolore, la sua condanna e il lungo confino a Favignana lo rendono una figura emblematica della resistenza antifascista, soprattutto nel contesto locale di Nocera Inferiore.
Eredità e memoria – La vita di Tramontano è una delle tante storie di chi scelse di opporsi al fascismo, sacrificando la propria sicurezza e il proprio futuro. Il carcere, il confino e la sorveglianza costante furono il prezzo da pagare per la coerenza politica e la difesa delle proprie idee.
Oggi, la sua storia rimane un monito e un esempio di coraggio per le nuove generazioni, un simbolo di come la lotta per la libertà e la giustizia non conosca compromessi.