La visita del vicepresidente USA JD Vance e la risposta di Frederiksen riaccendono l’attenzione sull’Artico. In gioco c’è molto più che un’isola: è la sfida tra logiche imperiali e democrazie resilienti.
Nelle ultime 48 ore, la Groenlandia è tornata al centro del confronto geopolitico tra potenze globali. La visita del vicepresidente statunitense JD Vance presso la base spaziale di Pituffik ha sollevato un’ondata di tensioni diplomatiche che ha spinto il primo ministro danese Mette Frederiksen ad annunciare una visita immediata sull’isola. Un segnale chiaro: la Danimarca non intende restare a guardare mentre l’interesse degli Stati Uniti per il territorio groenlandese si fa sempre più esplicito e aggressivo.
Se da un lato le dichiarazioni dell’ex presidente Donald Trump — che ha ribadito di “non escludere nulla” per acquisire la Groenlandia — possono apparire surreali, dall’altro lato è evidente che dietro le provocazioni si cela una strategia più ampia. Le terre rare, le risorse energetiche e minerarie, e il ruolo strategico dell’Artico nelle rotte commerciali e nei sistemi di difesa rendono l’isola una posta in gioco altissima nel grande risiko globale.
Questa non è solo una questione danese. È una questione europea, democratica, ambientale. È la sfida tra una visione multilaterale basata sulla cooperazione e il diritto internazionale, e una logica imperiale che torna ad affacciarsi pericolosamente nella retorica e nelle pratiche di alcune potenze mondiali.
La Danimarca, piccolo Stato ma grande laboratorio sociale e politico, si trova ora in una posizione decisiva. Non può limitarsi a difendere formalmente la sovranità su un territorio lontano. Deve rilanciare un’alleanza vera con il popolo groenlandese, investendo in autonomia, sviluppo sostenibile e inclusione culturale. Serve una visione di lungo periodo, capace di rendere la Groenlandia un esempio positivo di coesistenza tra tradizione, modernità e rispetto dei territori.
La credibilità internazionale della Danimarca si gioca anche su questo: sulla capacità di dimostrare che esistono alternative concrete alla colonizzazione mascherata, che una piccola democrazia può essere baluardo di equilibrio, giustizia e transizione ecologica nel cuore dell’Artico.
In gioco, ancora una volta, non c’è solo il destino di un’isola. C’è l’idea stessa di un mondo fondato sul diritto, non sulla forza. La Groenlandia è lo specchio di questa contesa. E il futuro, almeno in parte, si riflette nei suoi ghiacci.
Fonti:
- Politico – Frederiksen to visit Greenland after Vance’s trip
- The Guardian – Trump’s expansionism threatens rules-based order
- New York Post – Trump says he won’t ‘take anything off the table’ to get Greenland
- The Times – Vance’s visit to Greenland deepens US-Russia rivalry
- The Arctic Institute – Greenland During Trump 2.0