L’Europa ha paura. Ma è una paura che si declina in forme diverse, a seconda delle storie, delle geografie e delle psicologie collettive nazionali. Il nuovo sondaggio condotto da Cluster17 per Le Grand Continent, che ha coinvolto oltre 10.000 cittadini di 9 paesi dell’Unione Europea, traccia una mappa complessa dell’opinione pubblica europea di fronte a un mondo instabile, tra conflitti alle porte, leadership divisive, tecnologia dominante e un’alleanza atlantica sempre più condizionata dal ritorno di Donald Trump sulla scena internazionale
🔥 Paura del conflitto, ma non in Italia
Alla domanda sull’eventualità di un conflitto armato sul territorio europeo, più della metà degli europei teme un’escalation, con picchi del 74% in Romania e 71% in Polonia. L’Italia si ferma al 49%: non è un dato confortante, ma segna una delle percentuali più basse. Non è solo questione di distanza geografica dalla guerra in Ucraina, ma anche di una cultura nazionale storicamente restia alla militarizzazione e tendenzialmente pacifista.

🇺🇸 Trump, un “problema di sicurezza”
Il dato forse più trasversale del sondaggio è la profonda sfiducia nei confronti di Donald Trump: il 63% degli europei lo considera un fattore di destabilizzazione globale, e per il 51% è un nemico dell’Europa. In Italia, la visione è solo leggermente più moderata: il 59% lo considera pericoloso per la sicurezza internazionale, il 52% lo percepisce come un nemico dell’UE. Eppure, un sorprendente 16% degli italiani lo ritiene un amico del proprio Paese: un dato che apre una riflessione su una certa fascinazione populista che resiste.

⚖️ Sovranità europea: vogliamo difenderci da soli
Il tema della difesa è forse il più unificante: il 70% degli europei è favorevole a un’autonomia strategica dell’UE, senza dover dipendere da Washington. Anche in Italia, il 58% la sostiene, e il 65% vorrebbe un esercito europeo comune. Eppure, l’Italia resta ambivalente: è anche il paese più contrario all’aumento della spesa militare al 5% del PIL e il meno favorevole al sostegno militare all’Ucraina. L’idea è chiara: sì all’Europa, ma con prudenza. No agli impegni militari troppo onerosi o coinvolgenti.

🤖 Elon Musk e le big tech: mito al tramonto?
Un altro fronte di riflessione è il giudizio sulle grandi figure della tecnologia americana. Elon Musk esce pesantemente bocciato: il 49% degli europei ha un’opinione molto negativa, e solo il 21% si fida di lui. In Italia, la sfiducia è tra le più alte. A ciò si aggiunge un sentimento crescente secondo cui le big tech rappresentano una minaccia per la sovranità europea. Il sogno digitale made in Silicon Valley sembra aver perso il suo alone.
🕊️ L’Ucraina, tra sostegno e stanchezza
Il sostegno all’Ucraina è in calo. Solo il 35% degli europei sostiene il proseguimento della guerra fino alla riconquista dei territori. La maggioranza preferirebbe un compromesso. In Italia, la linea è chiara: 62% per un trattato di pace anche con perdite territoriali, solo il 18% per la prosecuzione militare. Eppure, il 50% degli italiani sostiene l’ingresso dell’Ucraina nell’UE entro il 2030. Solidarietà politica sì, coinvolgimento bellico no.

🌍 Cina, Russia, USA: l’Europa al bivio
L’idea che l’Europa debba avvicinarsi alla Cina per bilanciare USA e Russia convince solo una minoranza (38%). Eppure, l’Italia – anche qui – è in linea con la media, tra i paesi meno ostili all’ipotesi. Il tema che resta irrisolto è: l’Europa deve scegliere da che parte stare o costruire una via propria?
🇮🇹 L’Italia: cauta, pacifista, diffidente
L’Italia emerge da questo sondaggio come un paese prudente, spesso diviso, talvolta ambiguo. È tra i più freddi nel sostegno militare all’Ucraina, tra i più contrari all’aumento delle spese di difesa, ma anche tra quelli più disponibili al dialogo con gli USA e all’idea di una difesa comune europea. È un paese che non si fida né troppo di sé né degli altri, ma che vorrebbe contare di più.
In sintesi, il Baromètre ci dice che gli europei sono stanchi, preoccupati ma anche consapevoli. La richiesta che emerge è chiara: meno dipendenze, più Europa. Ma un’Europa capace di difendersi senza dimenticare i suoi valori. Un’Europa lucida, sobria, autonoma. E, forse, anche un po’ più italiana.
🔚 Conclusione – L’Europa che (non) c’è, l’Italia che esita e arretra
Il Baromètre 2025 ci mostra un’Europa che ha paura, ma che cerca di reagire: disillusa dagli Stati Uniti, scettica verso la Russia, poco convinta della Cina, ma sempre più consapevole della necessità di contare su sé stessa.
Una Europa che si interroga, discute, si divide, ma almeno prova a definirsi.
E l’Italia? L’Italia indietreggia. Resta cauta, sfuggente, spesso silenziosa. Ma soprattutto è assente.
Nel momento in cui si discute del futuro della difesa comune, del ruolo geopolitico dell’Unione, delle alleanze strategiche per i prossimi decenni, il governo italiano resta opaco.
Sulla guerra in Ucraina, sulle relazioni con Putin e Trump, sul sostegno alla sovranità militare europea, le posizioni sono ambigue, contraddittorie, mai davvero chiarite.
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che aveva promesso centralità internazionale e responsabilità euro-atlantica, non incide. Non guida il dibattito, non propone visioni, non costruisce alleanze.
Preferisce gesti simbolici e dichiarazioni di principio, ma resta in bilico tra l’eredità filoamericana della destra e il corteggiamento elettorale di ambienti filorussi o sovranisti.
Il risultato? Un Paese che non convince i suoi partner, che non rassicura i suoi cittadini, che non definisce la propria rotta. E mentre l’Europa si prepara a un mondo più duro e incerto, l’Italia sembra aspettare che siano altri a decidere. Come sempre.