Europa senza confini? Storia, geografia e identità di un continente in evoluzione

Parte I – Dall’incerta frontiera orientale alla comune radice culturale: l’Europa è un mosaico di popoli e tradizioni, uniti da storia e geografia, ma divisi dalla politica.

Se parliamo di Europa fisica ad Ovest abbiamo un confine certo, ma ad Est? Né la storia e né la geografia ci aiutano e per convenzione, avendo noi bisogno di creare delle strutture di pensiero, abbiamo convenzionalmente scelto i monti degli Urali e del Caucaso, includendo così una Russia europea, ma lasciando fuori l’enorme territorio che chiamiamo Russia asiatica. Infatti, il nostro viaggiatore, insieme a noi, in un viaggio in Transiberiana, partendo da Mosca e andando verso Vladivostok e Pechino, al km 1777 vedrebbe due frecce: una verso ovest con la direzione Europa e una verso est con la direzione Asia.

Ma ciò lo possiamo osservare anche più vicino: un piccolo lembo della Turchia fa geograficamente parte dell’Europa, la Tracia turca e Costantinopoli. Da Costantinopoli, a nuoto o camminando sul ponte che scavalla il Bosforo, in pochi minuti si è geograficamente in Asia.

Dunque, la Turchia deve essere considerata uno Stato europeo con una grande appendice asiatica o, viceversa, uno Stato asiatico con una piccola appendice europea? Discorso importante e dalle enormi rilevanze vista la candidatura a suo tempo presentata per entrate nell’Unione Europea e i suoi 70 milioni di abitanti.

E qui che tra geografia e politica iniziano le differenze e i problemi.

I geografi ci dicono che siamo un continente, cioè un insieme compatto di terre ben definito da confini naturali, molto più dell’Oceania che ha un enorme numero di isole, alcune grandi come l’Australia che però ha tantissimi aspetti europei – e altre piccole come Tahiti, con enormi distanze. In Europa, invece, il viaggiatore va in poco tempo da Roma a Berlino, e in ancor meno tempo da Parigi a Londra: ormai la Gran Bretagna non è quasi più un’isola, essendo unita per via sub-terrestre alla parte continentale europea.

In Europa con meno di cinque ore di volo, il più delle volte in meno di tre, oppure con alcune ore di treno, si va da parte a parte e il nostro viaggiatore sente parlare lingue diverse (magari tra Portogallo e Italia più similari, insieme alla lingua romena), altre un poco diverse, ma dove riesce a trovare parole comuni, come anche in Russia, sorprendentemente! E che dire dei confini che è difficile vedere fisicamente tra i nostri Paesi.

Eppure, tutte queste varie popolazioni si definiscono europee!

Siamo quindi diversi pur costituendo una comunità: ecco, siamo una famiglia, dove ognuno di noi ha una propria somiglianza pur mantenendo una propria personalità e un carattere diverso. L’Europa è quindi figlia della storia e della geografia: in genere i continenti sono circondati dal mare e separati dal resto, mentre l’Europa è collegata all’Asia e all’Africa e il Mediterraneo, teniamolo presente per dopo, è un lago fondamentalmente, che si insinua profondamente nel Vecchio continente, plasmandolo, determinando le condizioni favorevoli alla navigazione permettendo poi, nel giro di millenni di affinamento geo-nautico, l’avventura sui mari, le scoperte geografiche, la creazione dei grandi imperi europei e il dominio su buona parte dell’orbe terraqueo nel XIX e principi del XX secolo.

E, se guardiamo l’Europa da una cartina geografica, ci accorgiamo di quanto il Mediterraneo sia fondamentale; dei circa 40 Paesi che compongono l’Europa politica, solo una decina non hanno sbocchi diretti sul mare come Austria (che pure bramava ad averlo col porto di Trieste), Svizzera, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Serbia, Macedonia, Moldavia, Bielorussia, Lichtenstein e Lussemburgo (importanti perché ultimi lacerti della frammentazione politica medievale e relitti del Sacro Romano Impero): insomma, l’Europa è un continente costituitosi dal mare e nel quale ovunque si sente la presenza del mare. E già nel nome di Europa, vi sono i germi di questo policentrismo e multiculturalismo: per Esiodo, vissuto tra fine VIII sec a.C. e VII sec. a.C., non sappiamo bene da dove derivi il nome Europa, però abbiamo una leggenda che ci unisce col Medio Oriente, la mezzaluna fertile e la prima culla della civiltà: è il mito del ratto della principessa di Tiro, nell’odierno Libano, di Europa da parte di Zeus-toro

Quanto il Medio-Oriente è legato a noi e quanto la proiezione naturale della politica europea siano i due lembi del Mediterraneo, e non solo, ce lo dice la storia!

Infatti, Nord-Africa, Asia (in particolare il Medio-Oriente) ed Europa hanno sempre esercitato tra di loro una reciproca influenza, talvolta con guerre ma il più delle volte con pacifiche invasioni culturali. Grande è l’apporto della cultura asiatica a quella europea e grande la smania occidentalizzatrice subìta da quei Paesi tra Otto e Novecento. Alcuni poemi del Medioevo e alcune novelle di Boccaccio sono rielaborazioni di racconti indiani, i numeri arabi sono originari dell’India e modificati e giunti tramite gli Arabi. Molte parole sono indo-arabe: algebra, divana, dogana, arsenale, zecca, ad esempio: infatti gli storici della cultura parlano di cultura indo-europea.

Proprio la storia, quindi, è l’amalgama comune!

Vediamo alcuni dati: l’attuale Europa è estesa per 4.300.000 km2 (mentre l’Europa con la propaggine turca, georgio-armeno-azerbaigiana sarebbe di circa 10.530.000 km2) e contiene 490 milioni di abitanti. Facciamo un confronto con gli Stati Uniti d’America, estesi per 9.640.000 km2 con 299 milioni di abitanti; La Federazione Russa con 17.098.242 km2 e 140 milioni di abitanti; la Cina 9.580.000 km2 e 1 miliardo e 311 milioni, l’India 3.300.000 km2 e 1 miliardo e 122 milioni.

Attualmente ha ragione Le Goff: siamo il più piccolo dei continenti come estensione, ma con una popolazione maggiore degli Stati Uniti e della Federazione Russa, ma se aggiungiamo il necessario parametro con le rispettive forze economico-militari, la prospettiva cambia: al primo posto troviamo gli Stati Uniti d’America e l’Europa che, pur carente di materie prime, è ben industrializzata e possiede solidissime tradizioni economiche. Se ci aggiungiamo l’irradiazione culturale e l’influenza avuta sulla storia del mondo, la prospettiva cambia nuovamente: e in effetti tutti noi scontiamo una visione eurocentrica della storia.

La Lingua, punctum dolens! Ci fu un tentativo di creare una lingua comune, l’Esperanto, ma come tutte le cose posticce e fittizie non sarebbe potuta mai attecchire. Eppure, abbiamo una lingua comune o, per lo meno, una lingua dalla quale hanno attinto le varie lingue europee – anche se un debito originario lo hanno in misura minore col greco – frutto di una lunga genesi e di vari substrati e contaminazioni: questa lingua è il latino che va oltre la romanità, essendo stata mantenuta dal Cristianesimo e usata nella documentazione giuridica e scientifica sino alla fine del Settecento. Il latino, infatti, è stato la lingua base della civiltà europea usata da tutti i filosofi, matematici e scienziati, a posta per quella koinè culturale e scientifica che ha creato la amalgama culturale europea.

Ma dal Portogallo alla colonia di Olbia Pontica, in Ucraina, dal Vallo di Adriano a El-Djem, in Tunisia, è visibile una mole imponente di architettura, di tradizioni e di civiltà romane, che testimoniano una stratificazione che è durata millenni. Un substrato greco-romano che non è mai venuto meno, anche dopo il crollo dell’impero romano, tant’è che l’impero carolingio e il Sacro romano impero della nazione germanica, come anche quello bizantinoche de facto era l’unico continuatore legittimo –, si vorranno porre in continuazione e come epigoni dell’impero romano, subendone il fascino ma senza capirne e averne realmente la portata multietnica e multiculturale.

Questa comune civiltà è costituita sia da numerosissimi elementi materiali – conservati nei musei di mezzo mondo, anche al di fuori dei confini europei, come testimonianza del valore riconosciuto alla civiltà greco-romana, con monete romane trovate anche in India e Cina, a testimonianza degli scambi commerciali proficui e delle interconnessioni presenti già nel mondo antico – sia soprattutto da elementi culturali.

Molte parole hanno un’origine comune, grandi stili artistici e stilemi architettonici hanno avuto origine in uno dei Paesi europei e si sono poi diffusi ovunque, dalla Norvegia, alla Scozia, al Portogallo, alla Russia, a Malta e anche fuori dai confini europei con le varianti cosiddette coloniali dell’architettura palladiana e neoclassica nelle Americhe e non solo.

Una civiltà, quella europea, basata principalmente su uno spirito comune, su un comune modo di pensare e di comportarsi e sulla consapevolezza di appartenere a una stessa comunità culturale: è questo il sentimento che da secoli hanno gli Europei, in particolare i più colti e istruiti, dell’esistenza di una coscienza europea sopranazionale.

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