La guerra ombra di Putin: l’Europa sotto attacco

Sabotaggi, disinformazione e attacchi informatici: l’offensiva silenziosa del Cremlino in Europa passa inosservata.

Mentre nel dibattito politico italiano si discute sulla credibilità di Vladimir Putin quando parla di pace, c’è un aspetto che passa spesso inosservato: la sua guerra ombra. Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina su larga scala, questo conflitto silenzioso si è intensificato in tutta Europa, smascherando ancora una volta le ipocrisie di chi accusa l’Occidente di essere bellicoso e ostile alla pace. I numeri parlano chiaro: tra il 2023 e il 2024 gli attacchi contro obiettivi europei, dalle infrastrutture ai trasporti, sono quasi triplicati, arrivando a 34 episodi riconducibili direttamente all’intelligence russa o a gruppi ad essa affiliati.

Il messaggio è inequivocabile: il Cremlino ha aumentato la sua guerra ibrida contro l’Europa, sfruttando il sostegno europeo (e americano) all’Ucraina come pretesto. Ma secondo l’analista politico Seth G. Jones, uno dei più autorevoli esperti di strategia di difesa, la vera ragione di questa escalation è un’altra: la Russia lo fa perché il costo di queste azioni è praticamente nullo.

Jones, ex funzionario del Dipartimento di Stato americano e oggi a capo del dipartimento Difesa e Sicurezza del prestigioso think tank Csis, nel suo ultimo rapporto lo afferma chiaramente: la leadership russa sa di poter colpire senza conseguenze, continuando la sua strategia di sabotaggio e sovversione senza pagare un prezzo elevato. Questa guerra ombra, che integra la brutale offensiva convenzionale in Ucraina, si avvale di strumenti non convenzionali come propaganda, disinformazione e sabotaggi mirati.

Gli obiettivi della guerra ibrida russa in Europa

L’analisi del Csis mostra che gli attacchi russi si concentrano in particolare su:

  • Trasporti (27%): treni e aerei, con tecniche come il disturbo dei segnali GPS.
  • Obiettivi governativi (27%): funzionari, basi militari e valichi di frontiera.
  • Infrastrutture critiche (21%): oleodotti e cavi in fibra ottica sottomarini.
  • Industria della difesa (21%): aziende legate al settore militare.

Uno degli elementi più preoccupanti riguarda proprio il sabotaggio delle infrastrutture sottomarine, fondamentali per le comunicazioni e l’energia in Europa. Episodi come i danni ai cavi in fibra ottica nel Mar Baltico e nel Golfo di Finlandia, riconducibili a navi con equipaggio russo, dimostrano come il Cremlino stia prendendo di mira le arterie nascoste della nostra sicurezza.

Ma non solo. Ci sono stati anche tentativi di omicidio in Europa, alcuni riusciti, come l’assassinio in Spagna del pilota russo disertore Maksim Kuzminov. Ancora più inquietanti gli attacchi con ordigni esplosivi e incendiari, che rappresentano il 35% delle operazioni russe, segnalando la volontà di creare danni senza spingersi – per ora – a un’escalation con molte vittime.

Tra le armi più innovative usate da Mosca ci sono dispositivi incendiari nascosti dentro massaggiatori elettrici, riempiti con una sostanza infiammabile a base di magnesio, che sono esplosi in hub logistici come Lipsia (Germania), Birmingham (Regno Unito) e Jablonow (Polonia). Questi attacchi potrebbero essere stati test per comprendere come infiltrare dispositivi incendiari a bordo degli aerei.

A questo si aggiunge la guerra informatica: la Russia ha colpito duramente il sistema dei trasporti di diversi Paesi (Estonia, Finlandia, Polonia, Lituania e Norvegia) attraverso il disturbo dei segnali GPS. Questo fenomeno, noto come “jamming”, non è solo un problema per gli automobilisti: se il segnale viene alterato, anche i piloti di voli commerciali possono perdere riferimenti cruciali per la navigazione.

Di fronte a questi attacchi sistematici, come ha reagito l’Europa? Secondo il Csis, male. A parte alcune eccezioni nei Paesi più colpiti, come quelli del fianco orientale, l’Unione Europea ha fatto ben poco per denunciare pubblicamente la guerra ombra russa.

Già un anno fa Kaja Kallas, allora premier estone, avvertiva: “La Russia sta conducendo una guerra ombra contro le nostre società per influenzare le nostre decisioni democratiche”. Eppure, le istituzioni europee hanno risposto in modo timido, preferendo evitare il confronto diretto con Mosca. Anche il capo dell’intelligence britannica MI6, Richard Moore, ha parlato di una “campagna di sabotaggio russo incredibilmente sconsiderata”. Eppure, le parole non bastano.

Il Csis lancia un appello chiaro: l’Europa deve coordinarsi meglio, rafforzare la difesa e condividere intelligence. Non basta proteggersi: servono misure attive per contrastare queste operazioni. La paura di un’escalation con Mosca ha bloccato reazioni decise, ma la realtà è che l’escalation russa sta già avvenendo.

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